#O7 - L'ossessione di Ambra (Parte 3)
Riccardo non fece in tempo a riprendere fiato dal bacio che Ambra gli afferrò il polso e lo trascinò verso il tavolo della serra, quello dove teneva i vasi e le forbici.
«Seduto.»
Non era una richiesta.
Era un ordine.
Riccardo ubbidì, il respiro ancora corto.
Ambra si mise tra le sue gambe, lenta, con quel modo di muoversi che sembrava farti a pezzi dall’interno: controllata, sensuale, cattiva al punto giusto.
Si chinò verso di lui e si appoggiò con le mani al tavolo, ai lati delle sue cosce.
«Niente mani,» disse, avvicinando la bocca al suo collo. «Vediamo quanto resisti.»
Poi iniziò.
Pelle contro pelle.
Labbra calde che sfioravano il collo, la mandibola, il punto sotto l’orecchio.
Senza baciarlo davvero, solo quel tocco leggerissimo che mandava tutto in tilt.
Riccardo strinse i pugni sulle ginocchia.
«Ambra…»
«Shh. Non sei tu che decidi quando parlarmi.»
Lei si abbassò ancora, il vestito che sfiorava le sue cosce.
Gli guardò la faccia da distanza ridicola.
«È incredibile quanto ti faccio perdere la testa.»
«Non stai aiutando.»
«Non voglio aiutare. Voglio godermi la scena.»
Si voltò di schiena, e senza dire una parola prese le mani di lui e le portò sui suoi fianchi, questa volta lasciandogliene il controllo.
«Adesso toccami. Così.»
Guidò le sue dita lungo la curva della sua vita, poi sul bordo del vestito.
Piccoli movimenti.
Millimetri.
Tortura pura.
E poi, di colpo, mentre Riccardo pensava che lei l’avrebbe lasciato impazzire ancora un po’, Ambra si piegò in avanti, appoggiando le mani al tavolo, gambe leggermente divaricate.
«Vieni dietro di me.»
Riccardo si alzò immediatamente, il cuore martellante.
«Adesso sei tu a decidere come toccarmi» disse lei, senza voltarsi. «Ma ascolta bene:
se voglio fermarti, lo dico.
Se non lo dico… non ti azzardare a fermarti.»
Lui si avvicinò piano, posando le mani sui fianchi di lei.
Sentiva il suo calore, la tensione dei muscoli, il respiro veloce.
Ambra sorrise, anche se lui non poteva vederla.
«Così… bene… adesso vai dove ti porta la fantasia.»
Riccardo seguì la curva della sua schiena, poi i lati delle sue cosce.
Ambra tirò un sospiro basso, quasi un ringhio.
«Continua… più lento… no, più forte… così…»
Il tono cambiava ad ogni centimetro di pelle che lui esplorava, come se stesse accordando uno strumento per tirare fuori il suono perfetto.
Si voltò mezzo profilo, gli occhi scuri pieni di fame.
«Sai cosa mi piace di te?»
«Dimmi.»
«Che sei buono… ma con me diventi cattivo.»
Un sorriso malizioso.
«E io adoro provocarti fino a quando non ti regoli più.»
Poi gli prese la mano e se la portò sulle labbra, mordendo leggermente un dito.
«Riccardo… questa notte non ti voglio timido.»
Lo tirò davanti a sé, gli strinse la maglietta e lo attirò in un bacio profondo, caldo, disperato, il genere di bacio che ti toglie tutto il resto del mondo dalle orecchie.
Quando si staccò, la voce era bassa e rovente.
«Adesso fammi vedere quanto ti sono mancata.»
E fu lui a spingerla contro il tavolo, questa volta.
Lui a guidare.
Lui a condurre la danza che Ambra gli aveva provocato addosso per tutta la sera.
E lei lo lasciò fare.
Lo lasciò prendere il controllo.
Perché era esattamente ciò che voleva.
E la serra, da quel momento, iniziò a tremare.
Posted Dec 10, 2025, 2:58 PM UTC