Malattia terminale in famiglia & aiuto psicologico
Buongiorno,
M37, residente all'estero da tanti anni, vorrei leggere il vostro parere riguardo una situazione che la mia famiglia sta vivendo.
Come da titolo, nel gennaio 2025 a mio fratello è stato diagnosticato un cancro al cervello, non operabile e terminale. Sarà banale da dire, ma niente nella vita mi avrebbe potuto preparare per l'impatto che ha avuto su di me e sul resto della mia famiglia. Per quanto spero non sia così, nel profondo temo di sapere già che il nucleo famigliare non si ricomporrà mai più.
Per motivi suoi, mio fratello, seppure adulto, ha sempre vissuto coi miei genitori, che ora hanno già +70 anni. Anche per questo motivo, quando la diagnosi è arrivata il colpo più forte l'hanno ricevuto loro. Nel bene o nel male, visto il tipo di diagnosi, i dottori hanno deciso di non rivelare a mio fratello nella sua interezza la diagnosi, o meglio, l'inevitabile conseguenza a cui presto porterà, bensì a miei genitori, che da subito si sono presi carico della sua cura mano a mano che la sua situazione peggiorava.
Dal fatto che a mio fratello non è stata divulgata la completa diagnosi "per tatto", le limitate scelte mediche da fare sono ricadute sui miei genitori: radioterapia sì/no; chemioterapia sì/no; cure sperimentali sì/no; ...
Ora che la malattia sta volgendo al termine, ho notato con profonda amarezza il sorgere di tanti dubbi da parte dei miei genitori sulla questione delle scelte prese per trattare questo cancro. Fin dal primo giorno ci è stato detto che non c'è cura vera e propria, che la morte è sostanzialmente garantita e che arriva abbastanza presto. Quello che però fa davvero male è vedere il calo veloce e drastico della qualità di vita di una persona di 40 anni, che inevitabilmente ti fa chiedere se valga la pena tentare una cura per in realtà allungare una vita che diventa giorno dopo giorno sempre meno vita.
Ora, e qui arrivo al punto del mio post, ho notato la totale assenza di supporto psicologico sia nei confronti di mio fratello che nei confronti dei miei genitori. Né nel comunicare la diagnosi, né nell'aiutare a interpretare cosa essa significhi, né tanto meno nel gestire le fasi (ben note) che la malattia avrebbe portato.
Sono sciocco a pensare che questo tipo di servizio dovrebbe essere stato erogato, o qualcosa non ha funzionato?
Grazie a tutti coloro che lasceranno un parere. Chiedo cortesemente di evitare commenti sarcastici data la natura del post.
Posted Mar 5, 2026, 11:46 AM UTC