Università = Parcheggio per giovani?

Dibattito

Ciao a tutti, vi condivido con voi una riflessione che ho avuto dopo aver ascoltato mio nonno dirmi:"a voi giovani, continuano a farvi studiare finché sarete vecchi, perché non ci sono posti nel mondo del lavoro".

Dopo averci pensato un po', non posso che concordare, almeno in parte. Sono giovane anche io ed effettivamente molti miei coetanei vivono il periodo di università come un periodo di vacanza indefinito post-scuola dell'obbligo e pre-lavoro. Una parentesi della vita in cui è concesso fare poco, godersi pomeriggi, viaggi, esperienze, serate, di tutto e di più a carico economico dei genitori, con la promessa del "mi sto laureando/un giorno prenderò la laurea". Molti cercano di rimandare il momento di ingresso nel mondo lavoro mentendo a se stessi: dicendosi che non sono ancora pronti; che sono ancora giovani; che non basta la triennale, serve la magistrale; che non basta la magistrale, serve il master ecc.

Mi domando se questo non sia davvero correlato alla questione di cui parlava mio nonno. La tesi sarebbe anche sostenuta dai fatti dopotutto. Questi giovani hanno studiato tanto, ma il mondo del lavoro italiano (e probabilmente anche europeo/globale) non è in grado di accettare tutti con lavori ottimi e ben retribuiti. In pochi, quasi sempre i migliori, riescono ad accaparrarsi quei posti (a costo di enormi sacrifici), ma gli altri finiscono per svolgere lavori per cui sono "sovraqualificati" e mal pagati. Questo genera frustrazione e la risposta emotiva più semplice è rimandare quel momento, quella delusione dopo tanti sforzi facendo un ennesimo corso di specializzazione che molto probabilmente non aumenterà le chance di ottenere quei pochi ottimi posti di lavoro, ma almeno ci dà un po' di pace mentale per qualche tempo, una scusa da dire ai parenti che ci chiedono come mai ancora non lavoriamo.

Alla fine la questione è oggettiva, se ci fossero tutti questi posti di lavori ben pagati, questa disponibilità a ricevere forza lavoro, i giovani probabilmente non studierebbero neanche fino a 30 anni, ma alla prima offerta comincerebbero a lavorare fin da subito. Invece i numeri degli inattivi sono in continuo aumento; inattivi, cioè persone in età lavorativa che hanno smesso di cercare lavoro e vivono a carico di altri membri del nucleo familiare. Per non parlare della disoccupazione giovanile altissima.

Insomma, la situazione rispetto a quando mio nonno, classe 38, era giovane è molto cambiata e il lavoro è molto più raro e precario, ormai quasi un lusso che spesso chi sta per entrare nell'età adulta non riesce a permettersi.

Posted Mar 5, 2026, 8:02 PM UTC

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