Il paradosso della corsia cicabile

Da poco ho cambiato casa: sono diventato uno che abita in città. Ma il punto non è questo. Non voglio flexare (leggasi esibire) i miei successi.

Su entrambi i lati della carreggiata, hanno fatto delle corsie ciclabili. Bell'idea ho pensato io: dare spazio e sicurezza a chi come me si muove in bici. Una striscia sull'asfalto, qualche simbolo di bicicletta, e la promessa implicita che quel pezzo di asfalto non sia più solo delle auto. In teoria una convivenza, pacifica, con dei limiti ben definiti. Ma è la realtà o è soltanto un'illusione dipinta.

Mi sono bastate un paio di sigarette in balcone dopo il lavoro per accorgermene. Auto che si allargano per svoltare a sinistra (del resto queste 500 sono diventate così lunghe ultimamente), e furgoni in sosta "solo un attimo, per scaricare".

Poi c'è il tempo, che fa il resto. La pioggia, il passaggio continuo delle ruote, il sole che ruba quella striscia come se anche per lui fosse inutile. Giorno dopo giorno le linee diventano opache, non riflettono più la luce dei fari e quello che doveva essere una linea di confine invalicabile diventa, inevitabilmente, un'ombra sull'asfalto.

Alla fine succede il paradossale: la corsia ciclabile non esiste più davvero, ma continua a esserci nella testa di chi pedala. E' come una promessa che l'asfalto ha dimenticato, ma che qualcuno continua a prendere sul serio. E quando la sicurezza diventa solo una promessa sbiadita, la strada torna a essere quello che è sempre stata: una trattativa silenziosa tra chi pesa una tonnellata e chi ha solo due ruote e un po' di fiducia.

Posted Mar 10, 2026, 11:29 AM UTC

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