Flusso di autofilippica
Che siano le razze più deboli e inette ad ambire ai tesori più alti? Per vendicarsi della loro impotenza su sé stessi e sul mondo. Ho vissuto ogni istante della mia vita sbagliando, uno storpio asimmetrico dai piedi piatti e naso lungo senza mento. Il tuo unico amico, un idiota che non sa distinguere la destra e la sinistra, un seguace pedissequo delle tue intuizioni da sciacallo e che sarebbe stato meglio a vandalizzare i muri piuttosto che sporcare la grandezza di passati intellettuali con il suo sgradevole adolescenzialismo senza capacità di illazione. È questo ciò che ti accompagna e, di conseguenza, è questo ciò che mi nutre: la sua domesticazione e la sua natura senza intensità, priva di energia creativa e magnetismo maschile.
Tornando a me, neghittoso mitomane che tanto vuole e niente osa azzannare, nulla di vitale spruzza in me, solo il concetto, l’idea. Forse sono uno spirito plebeo, un erede di un pentito di ogni sua scelta, di un risentito di ogni azione altrui. Nulla è diverso tra me e lui. Se sono destinato a questa mediocrità, tanto vale smettere di soffrire: la sofferenza non ha più alcun valore di fronte a questa insignificanza. Irresponsabile babbuasso, la tua debolezza ti renderà per sempre parassita altrui, fai un piacere alla forza degli altri ed estinguiti.
Secondo te perché nessuno è mai tornato indietro a chiederti come stavi? A chiederti di tornare amici, di riparare le cose? Non è per il dolore troppo grande che hai provocato, ma perché non servi, e mai sei servito. Sei nato come un problema, sei cresciuto come tale e questo rimarrai. Certo, illuditi, commediante: credi davvero che lo studio della conoscenza o i tuoi tentativi grossolani, che assomigliano più a sputi sull’arte, di espressione ti libereranno da ciò che sei? Ma non senti le risate? Non senti le risate silenti della materia che ti ha composto?
Malaticcio, scarno, scoliotico, asmatico e dalla debole struttura ossea, sei un errore biologico che, se non fosse per la comodità della tecnologia, sarebbe stato distrutto dalla selezione naturale del fato. Non riesci neanche più a guardarti allo specchio, i tuoi disgustosi peli pubici che hai in capo, di cui tanti prematuramente bianchi e dall’attaccatura da trentenne provato riflettono la tua instabilità sinergica tra mente, corpo ed esterno. Come puoi arrogarti l’ambizione di essere uno dei grandi, cantastorie per nicchie di adolescenti con deficit dell’attenzione. Non riesci proprio a far quel favore a tutti? Per me è fin troppo difficile riconoscerlo, ma so che la manifestazione di Narciso, nella sua forma più orribile ha infettato la mia materia grigia. Questa è la vendetta di Nemesi e la mia vita è lo spettacolo da dopocena delle furie, che hanno bisogno di farsi delle ricche sghignazzate dopo il loro olio di gomito.
Posted Apr 6, 2026, 1:29 PM UTC