Periodo di pausa

Fine agosto 2023: incontro una ragazza (entrambi 28 anni) con la quale capiamo fin da subito di essere molto affini, con valori comuni e intenzioni serie. Decidiamo di iniziare la relazione a settembre, nonostante la distanza di 1.000 km — io vivo al nord da solo, lei al sud con la sua famiglia, a 100 km dalla mia città natale.
Nel settembre 2023 inizio la mia esperienza lavorativa e scopro di poter lavorare due settimane al mese in smart working. Questo ci permette fin da subito di accelerare la relazione, riuscendo a vederci ogni dieci giorni circa. Da quel momento in poi viviamo sempre con un biglietto aereo in mano e i piani organizzati con due mesi di anticipo. In due anni e mezzo la nostra storia è stata fatta di spostamenti continui tra aerei e treni, viaggi, esperienze uniche e momenti difficili affrontati insieme. Non abbiamo mai avuto problemi seri, solo qualche piccola incomprensione.
Vivendo a distanza, decidiamo per necessità di entrare presto nelle rispettive famiglie, così da poter dormire insieme ovunque ci trovassimo.
Arrivo al punto critico. Nel settembre 2023, il primo giorno di lavoro, conosco una collega con cui stringo amicizia. Di questa ragazza non ho mai detto nulla alla mia fidanzata: eravamo ancora in una fase di conoscenza, e io — abituato da una relazione passata con una persona molto gelosa — avevo preso l’abitudine di non menzionare le ragazze che incontravo, per evitare discussioni. Un meccanismo sbagliato che mi sono portato dietro.
Questa collega lavora in un altro team, ma ci ritroviamo a collaborare sullo stesso progetto per due anni. In quel periodo ci sono stati scambi di messaggi, sia lavorativi che personali, senza mai secondi fini. Lei sapeva che ero fidanzato e, da parte sua, era coinvolta in altre storie. L’amicizia è sempre rimasta su questo piano: ci vedevamo in ufficio per una pausa caffè — quando ero al nord, cosa che accadeva circa dieci giorni al mese — e le ho portato un paio di volte dei taralli su sua richiesta.
Da gennaio 2026 inizio a lavorare per un nuovo cliente, e con questa amica i contatti diventano più frequenti: lei voleva consigli su come comportarsi con un collega che le piaceva. Da gennaio ad aprile mi chiama due o tre volte di sera per aggiornarmi sulla situazione, e una volta mi invita a pranzo a casa sua durante una pausa lavorativa. Tutto questo l’ho sempre nascosto alla mia fidanzata perché, a quel punto, non sapevo più come introdurre l’esistenza di questa amica. Era diventata una cosa che pensavo di riuscire a gestire da solo, limitando i contatti ai giorni in ufficio. Stavo però commettendo l’errore più grande della mia vita.
Due settimane fa, mentre ero in treno con la mia fidanzata, alle 22:30 arriva una chiamata da questa collega — voleva solo sapere se il giorno dopo sarei andato in ufficio. Da quel momento, buio totale. Una volta arrivati a casa, la mia fidanzata mi chiede di vedere tutti i messaggi. Le mostro le chat su Teams — tante, ma tutte assolutamente banali — e le confesso di aver cancellato le conversazioni su WhatsApp per paura che le scoprisse. Le dico tutta la verità, compreso il pranzo a casa sua, e le spiego il blocco psicologico che mi porto dietro dalle relazioni passate.
Nei primi giorni, ancora al nord insieme, parliamo molto: rispondo a tutte le sue domande e proviamo anche a capire come ricominciare. Quando, dopo quattro giorni, lei torna al sud, si isola completamente e alza un muro. Nei primi tre giorni le chiedo un paio di volte, oltre ai soliti buongiorno e buonanotte, se avesse voglia di parlare — risposta negativa. Convinto che fosse giusto darle spazio senza sommergerla di messaggi, mi ritrovo ad aver fatto la scelta sbagliata: cinque giorni dopo vengo accusato di essere sparito.
Due giorni fa torno al sud in anticipo rispetto alla data prevista. Ci vediamo, e lei mi chiede del tempo — non meglio definito quanto — per permettere a me di lavorare su me stesso e a lei di dedicarsi a sé stessa.
Mi trovo in una situazione in cui so di aver fatto un errore enorme, e reso ancora più amaro dal fatto che non ci fosse nulla da nascondere. Non so se sia meglio sparire del tutto o mandare qualche segnale nei prossimi giorni. Ho la sensazione che qualsiasi scelta io faccia possa essere quella sbagliata.
Sono quattro giorni che non la sento, e l’unica cosa che vorrei è che tutto questo fosse solo un brutto sogno da cui risvegliarmi.​​​​​​​​​​​​​​​​

Posted May 8, 2026, 3:46 PM UTC

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