La lente deformante delle selezioni di lavoro
Oramai il web è pieno di scenette e lamentele sulle disavventure del tale job-hopper o del tale recruiter nel trovare un orario per sentirsi, colloqui che saltano, giudizi sommari emessi un tanto al chilo, mentre se si propone qualcuno pur valido ma senza lavoro o agli inizi viene ignorato, né viene attivamente cercato come invece chi si mostra sulle piattaforme specializzate.
Le aziende dovrebbero concentrarsi sul diritto al lavoro e sulle competenze reali per migliorare le selezioni.
Guardando gli annunci di lavoro, ma soprattutto esaminando il reale andamento delle selezioni, e quindi considerando la psicologia dei recruiter e di chi poi sceglie (senior, manager) ci si può fare una chiara idea dei fenomeno principale che attanaglia il mondo del lavoro e il mercato.
Si tratta del cherry-picking e della contemporanea facilità di scartare le persone, andando contro il loro diritto al lavoro e alla "ruota della fortuna" se vogliamo.
Non dovrebbe essere così facile rispedire “al via” le persone, come nel gioco dell’oca.
La facilità con cui si possono rastrellare delle candidature, e le policy oramai assodate nelle aziende ma senza valore scientifico, portano chi è incaricato delle selezioni di lavoro a valutare le persone vedendole attraverso una lente fortemente deformante.
Un caso tipico è quello dei candidati che non abbiano un percorso standard, come le aziende se lo aspettano, quindi immediatamente provando per essi un senso di estraneità e repulsione, diffidenza, ingenerando delle reazioni di tipo difensivo, precauzionale.
E questo indipendentemente da qualità dimostrate o intuibili nel candidato, dal diritto al lavoro, come pure da soft skill che non sono messe in dubbio da alcunché di particolare (posto che si sappia davvero valutarle).
Per non parlare degli strambi rituali delle selezioni, tipo le domande trabocchetto.
A volte essere sovraqualificati causa immediata esclusione, anche se appare evidente che la persona si è candidata con una certa motivazione a lavorare in quell'ambito.
In un mondo normale non ci sarebbe motivo per scartare un candidato simile.
Chiaramente la presenza ingombrante della casta HR favorisce questi fenomeni anche se apparentemente sono i capi aziendali che dettano la linea.
La cosa importante da osservare e capire è che se non ci si basa su dei principi, come quelli che permettono di considerare le persone come dotate di diritti, come dotate di autorevolezza derivante dalle vere capacità, allora anche i migliori candidati potrebbero essere scartati, dato che non si incasellano nelle fantasie dei selezionatori.
Una di queste è che l'interesse dell'azienda venga prima di tutto, implementando ciò in modo grossolano.
Un'altra fantasia è credere di fare il bene dell'azienda selezionando in questo modo brutale, teso ad escludere le persone innanzitutto, in maniera precauzionale.
Insomma i candidati perdono la propria autorevolezza lavorativa, il proprio spessore, la propria pregnanza (quindi possibilità e opportunità), a causa di una ingiusta lente deformante posseduta dalle aziende, che arriva a ridicolizzarli o farli oggetto di illazioni implicite.
Ma le persone non sono descritte realmente dal loro CV, spesso tra l'altro modificato proprio per andare incontro alle aspettative.
Il loro diritto al lavoro se fosse maggiormente implementato in regole apposite, nonché le competenze oggettive, toglierebbero quella lente deformante che fa sì che una persona possa addirittura essere scartata perché valida ed idonea, quasi che spaventi HR e aziende perché non è il "personaggio lavorativo" deciso a tavolino prima di iniziare.
E' una situazione ridicola nel mondo del lavoro che la legislazione non forzi le aziende a smettere di fantasticare sui loro metodi, in modo che invece inizino a valutare le persone restituendo la giusta rilevanza, anche cognitiva, a determinati aspetti, quali il diritto al lavoro, la serietà del proporsi, le competenze evidenti e potenziali, un minimo di burocrazia a garanzia dei candidati.
Altrimenti le persone continueranno ad essere viste come dei "cartoon", come dei "personaggi", e questa cosa non ne vuol sapere di finire, ma è proprio così.
Appare evidente come alcuni aspetti del modo di assumere nel pubblico devono trapelare anche nel privato.
Voi cosa ne pensate? Sarebbe fattibile?
Posted Jul 23, 2026, 10:23 AM UTC