Lettera di Samuele a Chiara
Chiara,
ci sono giorni in cui mi sembra ancora di vederti arrivare fuori da scuola, con i capelli bagnati e quel passo sicuro che avevi solo tu.
Tu uscivi dalla piscina dopo sei ore di nuoto, bevevi il tuo shaker con proteine e ciclodestrine seduta, come si deve, senza fretta, senza saltare nulla.
E poi, invece di tornare a casa a riposare, venivi da me.
Venivi a piedi, Chiara.
Perché sapevi che a me piaceva camminare.
E allora camminavi con me, anche quando eri stanca, anche quando il cloro ti bruciava ancora sulla pelle.
Non lo dicevi, non lo facevi pesare.
Facevi quello che facevi sempre: mi mettevi al centro senza farmelo notare.
E quando pioveva, arrivavi in macchina.
Quando qualcuno fuori da scuola minacciava di picchiarmi, arrivavi ancora più veloce.
Non c’era paura nei tuoi occhi.
C’era solo quella protezione che avevi dentro, quella forza che ti faceva sembrare una leonessa.
Una leonessa che non lasciava mai il suo leoncino da solo.
E poi tornavi a casa arrabbiata.
Arrabbiata perché qualcuno mi aveva fatto del male.
Arrabbiata perché non sopportavi l’ingiustizia.
Arrabbiata perché il mio dolore diventava il tuo.
Quella rabbia era amore, Chiara.
Amore vero, quello che non resta fermo a guardare.
Io questo lo so adesso più di allora.
Lo so ogni volta che ripenso a te, ogni volta che ascolto una canzone che parla di assenza, ogni volta che mi torna in mente quel 15 marzo che ha cambiato tutto.
Ma non ha cambiato il modo in cui mi hai amato.
Quello non è volato via.
Quello cammina ancora con me, mi difende ancora, mi aspetta ancora fuori da una scuola che non esiste più.
Chiara,
tu anticipavi gli allenamenti per venire da me.
Io oggi anticipo i pensieri per venire da te.
E ogni volta che lo faccio, sento che il tuo amore non è finito: è solo diventato silenzioso.
Posted Sep 23, 2026, 8:43 AM UTC