La morte dà senso alla vita o, al contrario, lo nega?
Spesso la posizione più popolare a questo quesito è il concepimento della morte come di un'ente cui la vita non possa farne a meno per essere sensata.
Ma per quanto io mi sforzi, ben lontano da ogni prospettiva religiosa e morale ultraterrena, non riesco a vedere come la morte possa restituire un senso se dopo il trapasso si abbandona ogni memoria, esperienza e progresso di qualsiasi tipo ottenuto durante la vita.
Al contrario, se l'esistenza è priva di senso è proprio perché la morte vanifica l'arbitrio, rendendo tutto predeterminato sul lungo periodo, a prescindere dal percorso intrapreso.
Nemmeno il concetto di eredità può rendere sensata l'esistenza nel confronto con il decesso, perché anche i discendenti sono mortali e quindi anche loro sono nella medesima condizione di insensatezza.
Da questa prospettiva, soltanto le confessioni religiosi o le credenze morali possono addurre a un senso in quanto abbattono il concetto di morte. Ma queste sono creazioni sociali, non rivelazioni metafisiche e pertanto rimangono prive di fondamento, smettendo di dare un senso alla vita nel momento in cui non vengono condivise questo tipo di credenze.
Sono inoltre consapevole che il senso biologico sia quello di riprodursi e morire, favorendo l'avanzamento della specie. Ma dal momento che l'uomo è cosciente della propria esistenza e della propria condizione mortale, quel senso non è abbastanza sensato per i suoi strumenti cognitivi. Né restituisce l'immortalità a qualcosa che comunque ha una data di scadenza sul lungo periodo.
Voi che ne pensate?
Posted Sep 25, 2026, 10:55 PM UTC