Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana.
noisefromamerika.org/articolo/tutti-monopolis...Posted Jan 28, 2015, 9:39 AM UTC
Posted Jan 28, 2015, 9:39 AM UTC
Mi lasciano perplesso due punti in particolare:
una volta estirpato l'istituto della tutela della proprietà intellettuale, cosa resta a garantirmi che la mia idea non mi venga indebitamente sottratta e sfruttata? È giusto che un soggetto terzo, con più mezzi e più contatti, profitti di una mia invenzione? Mi trovo d'accordo con la riflessione sugli effetti collaterali del brevetto, ma non c'è nell'articolo una proposta di miglioramento che tenga conto della natura garantista dei brevetti.
l'accertamento delle competenze è necessario per i settori specialistici. Un giudizio ex post da solo non è sufficiente secondo me. Lasciamo perdere i concorsi pubblici italiani, affetti da problemi trasversali, mi chiedo: dovrei assegnare un posto da fresatore ad un contabile, senza accertarmi che il contabile sappia azionare una fresa?
mi chiedo: dovrei assegnare un posto da fresatore ad un contabile, senza accertarmi che il contabile sappia azionare una fresa?
No, perchè al contabile prima di assegnargli il posto farai una prova o un colloquio. Il punto dell'articolo è che non ti dovrebbe essere vietato di assumere il contabile, pur essendo un ottimo fresatore, solo perchè non ha fatto un concorso per abilitarlo alla professione di fresatore.
Infatti, siamo del tutto allineati sul cardine del discorso: non precludere una possibilità a priori.
Il fastidio che mi ha lasciato l'articolo è causato dal ragionamento ormai frusto secondo cui quando qualcosa è gestita male, la soluzione proposta è di eliminare la cosa. L'albo degli ingegneri è una farsa perché per accedere basta sostenere un esame finto e pagare un canone annuo? Eliminiamo l'albo degli ingegneri.
Sì, potrebbe essere una soluzione. Ma mi sarebbe piaciuto anche leggere qualche riga nel merito, sull'effettiva utilità di avere un albo degli ingegneri gestito bene rispetto a noi averlo affatto. Non so se riesco a spiegarmi.
Ma mi sarebbe piaciuto anche leggere qualche riga nel merito, sull'effettiva utilità di avere un albo degli ingegneri gestito bene rispetto a noi averlo affatto. Non so se riesco a spiegarmi.
Questo è proprio il punto: gli albi non hanno alcun senso perchè mettono dei balzelli all'ingresso di alcuni mercati, limitandone la libertà: viene di fatto preclusa una possibilità a priori.
Io mi trovo pienamente d'accordo con Boldrin, sinceramente non vedo nessuna utilità in nessun albo, anche gestito bene.
una volta estirpato l'istituto della tutela della proprietà intellettuale
Sarebbe più che altro da riformare, riducendo molto le durate sia di copyright che di brevetti. I brevetti dovrebbero diventare tutti FRAND. Il copyright dovrebbe scadere automaticamente appena il prodotto è fuori mercato.
Mi pare però di capire che fra te e l'autore ci sia una divergenza di fondo. Tu parli di proprietà intellettuale, l'autore parla di utilità economica e sociale.
Mi pare però di capire che fra te e l'autore ci sia una divergenza di fondo. Tu parli di proprietà intellettuale, l'autore parla di utilità economica e sociale.
Vero. Ma le due cose sono scindibili? Posto che una delle ragioni d'essere del brevetto è la tutela della proprietà intellettuale, e messisi d'accordo sulla dannosità dell'istituto del brevetto per come è utilizzato e per ciò che comporta, quale soluzione adottare? Riformarlo per esempio, anziché depennarlo tout court?
Posto che una delle ragioni d'essere del brevetto è la tutela della proprietà intellettuale
Storicamente no, la ragione d'essere del brevetto è fornire un incentivo alla condivisione delle innovazioni. Se volessi solo tutelare la mia proprietà intellettuale un trade secret sarebbe più semplice e più efficace.
Come no scusa? Brevettando un mio progetto/idea io sto al contempo garantendo me stesso dal punto di vista della proprietà intellettuale e del suo sfruttamento e accettando che la stessa idea/progetto siano resi pubblici ed accessibili.
Storicamente non è così? Ma non siamo più a Venezia, l'istituto è stato riformato più volte. Ad oggi tu ti sentiresti di dire che la proprietà intellettuale non è una delle ragion d'essere dei brevetti? Non dico l'unica, eh.
Btw le mie informazioni le ho prese da qui: http://www.uibm.gov.it/index.php/brevetti/perche-brevettare
• una volta estirpato l'istituto della tutela della proprietà intellettuale, cosa resta a garantirmi che la mia idea non mi venga indebitamente sottratta e sfruttata? È giusto che un soggetto terzo, con più mezzi e più contatti, profitti di una mia invenzione? Mi trovo d'accordo con la riflessione sugli effetti collaterali del brevetto, ma non c'è nell'articolo una proposta di miglioramento che tenga conto della natura garantista dei brevetti.
A riguardo, il Partito Pirata svedese ha da anni una proposta di riforma del copyright e dei brevetti molto equilibrata sia per i detentori che per l'utente finale
Giurista detected.
Ricalibra il sistema di detection perché fa cilecca :p
Sì ma 'sto qua non sa manco di cosa sta parlando.
Senza brevetti e con la paura di farsi fregare i frutti sudati di anni di investimenti, l'incentivo ad innovare sarebbe nullo.
Poi sono d'accordo che certi patent troll ci marciano su (soprattutto in USA), che si potrebbe fare di meglio, ma da lì a dire che il brevetto e il copyright sono inutili ne passa. Anzi, in un certo senso il brevetto è una protezione dal monopolio: impedisce che la mega-multinazionale dominante si appropri in allegria dei tuoi sforzi.
C'è una serie di affermazioni vere ma poco connesse, fatte per tirare su consenso ("in italia non c'è meritocrazia", "il merito si verifica solo ex post") e culminare in una marchetta al loro libro. E, soprattutto, metà della descrizione del libro è un rant inutile: il brevetto non è un obbligo e comunque non c'entra un ca... con le opere d'ingegno. Se vuoi condividere la tua arte, esistono licenze come la Creative Commons che ti permettono di farlo senza rinunciare alla proprietà intellettuale. E se ti sembra troppo restrittiva, puoi sempre mettere l'opera nel pubblico dominio.
Infine:
Classico effetto di "equilibrio economico generale" o, se volete, dilemma del prigioniero in equilibri di Nash non cooperativi: io provo a fregare tu, provi a fregare me e, alla fine, ci freghiamo entrambi alla grande.
No, il dilemma del prigioniero non funziona così e comunque cosa c'entra? L'avrà visto in un powerpoint e gli sarà sembrata una cosa figa, temo.
Sì ma 'sto qua non sa manco di cosa sta parlando.
Si può non essere d'accordo con quello che dice, ma Boldrin è un economista esperto di proprietà intellettuale.
.. beh, non scrive bene, e probabilmente non e' cosi' esperto di teoria dei giochi.
Ragazzi, avete bevuto? il dilemma del prigioniero può tranquillamente funzionare nel modo che dice lui, ovvero con entrambi che provano a fregare l'altro con risultato che rimangono fregati tutti e due. E questo anche nelle versioni iterative, multipolari e compagnia cantante.
Oh, io con Boldrin di solito non sono d'accordo nemmeno sulla punteggiatura, però gli posso dare atto che Game Theory 101 l'ha passato dai.
Se non mi avessi linkato la wiki, l'avrei creduto il tizio della strada. Esattamente come dice lui nel post, lo sto giudicando in base a cosa a scrive e non in base ai titoli che ha.
Fa sparate da bar senza sostenerle con argomenti (es. "la teoria economica e l’evidenza storica dicono che i brevetti non favoriscono né lo sviluppo economico, né l’innovazione").
Verissimo, non le sostiene, ma su quella citata ha ragione, basta effettivamente cercare paper in materia.
Senza brevetti e con la paura di farsi fregare i frutti sudati di anni di investimenti, l'incentivo ad innovare sarebbe nullo.
Io sono per i brevetti FRAND.
Classico effetto di "equilibrio economico generale" o, se volete, dilemma del prigioniero in equilibri di Nash non cooperativi: io provo a fregare tu, provi a fregare me e, alla fine, ci freghiamo entrambi alla grande
Classico effetto di supercazzola "non capisco bene di cosa sto parlando ma l'ho sentito dire e suona bene".
Il Dilemma del Prigioniero HA un equilibrio di Nash che risulta nella non-cooperazione; non ha senso di parlare di dilemma del prigioniero "in equilibri di Nash non cooperativi", a meno che non si voglia togliere il lavoro al Conte Mascetti.
Pessimo, pessimo articolo.
Poi, e' vero che in Italia ci sono corporazioni e gilde medioevali che bloccano la competizione, ed e' vero che le leggi sui brevetti andrebbero forse cambiate ed adeguate ai tempi; ma da qui ad abolire il tutto ce ne passa.
l' equilibrio di Nash del gioco del prigioniero è appunto
io provo a fregare tu, provi a fregare me e, alla fine, ci freghiamo entrambi alla grande
cosa non torna di preciso?
La frase " se volete, dilemma del prigioniero in equilibri di Nash non cooperativi", oltre a non avere senso in generale, implica che esistano multipli equilibri di Nash (ce n'e' uno solo), con alcuni di essi cooperativi (non ne esiste nessuno).
In altre parole, per esprimere un concetto semplice ("ci freghiamo a vicenda") si supercazzola senza motivo sull'opera di uno dei piu' grandi matematici del secolo; un po' come succede con Vilfredo Pareto, citato 80 volte su 100 a sproposito (ha!).
In altre parole, per esprimere un concetto semplice ("ci freghiamo a vicenda")
Beh, secondo me il concetto è un po' più sottile: siamo costretti a fregarci a vicenda perché è la scelta più razionale.
Eh, e' vero; io obietto alla formulazione supercazzolara e nel tirare in ballo fantomatiche qualificazioni di equilibri unici.
Una maniera piu' chiara di formulare le cose e' che purtroppo i legislatori (per motivi culturali) non fanno niente per opporsi a queste pulsioni che per un (piccolo) interesse personale finiscono per causare un grande danno a tutto il sistema.
Che poi e' il nocciolo del problema: nel dilemma del prigioniero, entrambi i giocatori vengono danneggiati. Nel problema delle caste/corporazioni, spesso il danno ai giocatori e' solo indiretto (per perdita di efficienza dell'intero sistema).
In altre parole, se i tassisti impediscono la concessione di nuove licenze e i farmacisti impediscono l'apertura di farmacie, sia i tassisti che i farmacisti stanno probabilmente MOLTO meglio, e sono i non-tassisti non-farmacisti a beccarsi la maggior fragatura.
Per questo mi e' sembrato molto a supercazzola il tirare in ballo Nash.
Oppure basta prendere il dilemma del prigioniero in senso esteso (e.g. iterativo, con più giocatori, con memoria) e considerare che in questa grande famiglia esistono numerosi esempi in cui si finisce in equilibri di Nash non cooperativi. Gesù ragazzi, un minimo di flessibilità mentale.
E poi non ci sono equlibri di nash cooperativi per il DDP, e le varianti ripetute non c'entrano molto.
Per tornare all'esempio che facevo sopra (tassisti e farmacisti), non e' che essi derivino un ovvio vantaggio nel cooperare, ne' e' possibile che i tassisti facciano ritorsioni verso i farmacisti in caso di non-cooperazione.
In altre parole, diciamo che si e' trattato di una supercazzola messa li' abbastanza a sproposito..
Anche perchè non ho capito l'utilità della tautologia, l'equilibrio di Nash è non cooperativo, se fosse coperativo sarebbe un (p)ce Pareto-ottimale. L'articolo è scritto molto male (ma Boldrin ne sa di Game Theory visto che l'insegna ed ha condotto ricerche per la fed di st.louis), il testo con Levine è molto più chiaro.
Boh, a me tutto l'articolo mi sembra un miscuglio..
Prima parla del brevetto, che e' un'istituzione che esiste in varie forme dovunque (brevetto europeo, 'patent' in America), poi inizia a scagliarsi con corporazioni e concorsi pubblici, che spesso sono un problema culturale (Italiano e di altri paesi, vedi Germania).
Quello su cui si dovrebbe ragionare e' quale e' il motivo per l'esistenza di una data legge sulla proprieta' intellettuale, o un dato ordine professionale/casta/licenza; per poi abolire senza pieta' quello che ha per solo scopo la difesa degli interessi corporativi.
Ma dal punto di vista politico e' pericolosissimo, naturalmente: chiunque provi anche solo a metter mano alla legislazione paga immediatamente un enorme scotto in termini di consenso, a meno che i benefici non siano immediatamente visibili a tutti (e spesso non lo sono).
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